martedì 30 novembre 2010
I proverbi sul Tempo
mercoledì 17 novembre 2010
Essere o non essere: anche l'impossibile merita studi scientifici...
mercoledì 2 giugno 2010
La Filosofia come Passione inutile
Se la Filosofia, almeno quella che è più teoretica e da tempo immemore affronta l'arduo problema della significatività dell'esistenza, arriva a dirsi seconda rispetto alle possibilità del linguaggio poetico (Heid.) di comprendere l'"essere", se è così a che serve ?
Se la Filosofia, quale Critica delle possibilità conoscitive dell'uomo , è radicalmente pessimista, sulle capacità teoretiche dell'umano genere, allora a che serve ?
Dico e scrivo solo questo, in realtà pensando che un'utilità c'è, una meraviglia da annoverare tra i risultati del filosofare , c'è pure.
Ma forse l'essere inutile della filosofia più teoretica, è il suo vantaggio ed il suo pregio. Cerchiamo di capire perchè...........Se qualcuno vuol dire la sua potrebbe venir fuori una riflessione interessante.
lunedì 1 febbraio 2010
La religione di Avatar? È nata in Piemonte
Nell'incredibile film di J. Cameron è rappresentata una grande contrapposizione: quella di un mondo tecnologico e metallico, ma in realtà rozzo e sensibile solo al profitto e, sull'altra sponda, quella di un popolo che vive in un pianeta fantastico. I Na'vi credono nella ricchezza e nella diversità della Vita, nello sviluppo della Coscienza capace di comunicare con l'intera esistenza attraverso le altre specie viventi.
Cosa che tra l'altro ha fatto preoccupare il Vaticano dicendo che è un film che confonde sulle “vere Verità”, quindi da non vedere. Addirittura in Cina è proibito, seppur sembra che tra i giovani circolino molte Copie piratate.
I commenti a questo film saranno tanto numerosi quanti coloro che l'hanno visto, essendo un'opera destinata a lasciare una impronta storica nella storia del cinema, e non solo.
Tra i tanti commenti, mi piace riportare qui quello di Massimo Introvigne che, per sua collocazione sicuramente non fa parte di movimenti spirituali innovatori. Vedete un po' voi....
La religione di Avatar? È nata in Piemonte di Massimo Introvigne
I Na'vi, i pacifici abitanti del pianeta Pandora sono attaccati da mercenari terrestri al soldo di una multinazionale; un'ovvia metafora di tutti i "diversi": e il messaggio è che i "diversi" sono sempre e comunque migliori di noi.
Ma il fatto - come hanno notato molti critici cristiani negli Stati Uniti - è che la superiorità morale dei Na'vi deriva dalla loro religione, che lo spettatore è indotto ad ammirare e condividere. Questa religione è superiore a quelle dei terrestri, insegna il film, perché non divide ma unisce. Perché non è dualista, ma monista, non distingue fra Creatore e creature e venera Eywa, la Madre o il Tutto, una sorte di mente collettiva dell'universo che lo rivela come una rete fittissima di interconnessioni.
Tutto è collegato con tutto, e le sciamane Na'vi compiono prodigi, guarigioni comprese, perché riescono a penetrare in queste linee di collegamento e ad entrare in sintonia con Eywa. Il nome classico di questa religione - non usato nel film di Cameron - è panteismo: ma si tratta di un panteismo rivisitato in salsa ecologistica e New Age. Il riferimento al New Age è ovvio, e convince di più dell'ipotesi - che in India è arrivata fino alla prime pagine dei quotidiani - di vedere nella religione dei Na'vi una variante neppure troppo modificata dell'induismo. L'espressione "New Age" indica tuttavia un genere, non una specie. I gruppi New Age sono moltissimi, e abbastanza diversi tra loro.
Chi ha qualche familiarità con questo mondo di fronte ad Avatar non può fare a meno di notare che il gruppo New Age che si avvicina di più alle idee dei Na'vi non sta negli Stati Uniti ma in Italia, in provincia di Torino. È Damanhur, il centro "acquariano" fondata nel
Le somiglianze sono sorprendenti. Come il tempio sotterraneo di Damanhur, il centro del potere e della spiritualità dei Na'vi è nascosto: in un enorme albero. Come i damanhuriani, i Na'vi hanno una loro lingua sacra, il cui uso sia nel film di Cameron sia a Damanhur in Valchiusella aiuta a segnare la differenza con chi non fa parte della comunità. Sia i Na'vi sia i cittadini di Damanhur sottolineano il valore dell'appartenenza un "popolo" che non è solo etnica ma iniziatica e - come dimostra il caso stesso del protagonista del film - volontaria. I damanhuriani si salutano, riconoscendo la comunione profonda che regna fra loro, con le parole "Con te", non con il consueto buongiorno; lo stesso fanno i Na'vi dicendo "Ti vedo". A Damanhur ogni fedele stabilisce uno speciale legame - bilaterale - con un animale, di cui prende il nome. Tra i Na'vi ogni guerriero o guerriera diventa tale scegliendo un animale alato da cavalcare ed essendone nel contempo scelto. Il cittadino di Damanhur, scrive il fondatore Airaudi, diventa "goccia cosciente di sé e di tutte le altre gocce formanti il mare dell'Essere". I Na'vi sarebbero d'accordo. Sia i Na'vi sia i damanhuriani credono panteisticamente in un grande Tutto dove ogni manifestazione della natura e della vita è in collegamento con tutte le altre. Come i Na'vi, i damanhuriani cercano di interagire con queste connessioni - anche attraverso l'uso di speciali simboli - ottenendone, o così dicono, risultati anche in campo terapeutico.
Si capisce - negli Stati Uniti e altrove - la diffidenza delle Chiese e comunità cristiane, per cui il panteismo e la negazione della differenza ontologica fra il Creatore e il creato sono nemici secolari che oggi ritornano con il New Age. Ma finora non sono stati in molti a vedere l'origine di questa nuova religione hollywoodiana molto vicino a casa nostra, in Valchiusella.
martedì 3 novembre 2009
I Tre Filosofi

Qual è il ragionamento?
Perché egli è più filosofo degli altri? "
La soluzione, naturalmente a suo tempo, dopo che ciascuno avrà dato la sua.
lunedì 13 luglio 2009
L'ARTE DI VIVERE SENZA VERITA'

apparso su Repubblica)
non quello che è vero.
Eppure a quel pensiamo
sapendo che non sapremo”
(Fernando Pessoa)
Franz Kafka diceva che “la verità non è divisibile, perciò non può conoscere se stessa; chi vuole riconoscerla deve essere menzogna”.
La verità! La realtà oggettiva!.... anche gli scienziati, dopo le acquisizioni della Fisica quantistica, ci pensano molto meno.
Ma ciò significa che noi non la dobbiamo continuare a cercare? Certo che la cercheremo sempre e sempre di più, solo che forse dobbiamo cambiare strumenti: rinunciare a servirci della sola ragione e farci accompagnare da altri strumenti disponibili che spesso invece utilizziamo come mezzi alternativi di indagine intellettuale e apparentemente finalizzati a soddisfare altri bisogni. Strumenti che, a mio parere, hanno la loro dignità pari a quella della ragione stessa, anzi………la ragione, il cui primato per quasi quattro secoli è stato indiscusso, deve accettare il fatto di essere strutturata per non superare certi confini (e se li allarga i confini se ne vedrà presentare altri e poi altri ancora……). Sconfinare è compito dell’intuizione, della sfera emotiva, dei sentimenti, del mondo del possibile e dell’auspicabile. Inoltrarsi nell’Oltre, con la Musica, la Poesia, l’Arte, la Religione (ma anche con la Scienza, quando è momento creativo per formulare ipotesi) è atto intuitivo libero e personale che pretende in ultima analisi un atto di fiducia nelle nostre capacità non controllate dalla sola ragione ma anche e soprattutto……..dalla nostra coscienza ? dalla nostra anima ? dal nostro spirito ?
Sconfinare: che parola abusata e mal giudicata!
Sconfinare per me è volare libero col pensiero, come l’aquila che mai vola a stormi, ma anche come la gru che non vola mai da sola perché, volando a stormi, realizza l’esigenza di condividere la meta e il percorso relativo. La condivisione: altra esigenza a cui l’uomo non può rinunciare ed ecco il bisogno di amicizia, di amore, di solidarietà, di empatia, di appartenenza.
Continuando a citare Kafka, la difficoltà dell’uomo è “comprendere quale fortuna sia che il terreno su cui poggia non possa essere più grande dei due piedi che lo coprono”. Infatti io credo che il poter volare nell’Oltre, avendone solo sentimento e immaginazione, permette all’uomo di diversificarsi dall’ “essere angelo” per essere individuo, persona che può decidere fra il male ed il bene, persona che può credersi e forse sapersi libero. Condizione, la libertà, che gli consente di essere in grado di assumersi responsabilità, qualità questa che insieme alla libertà ci avvicina al divino più di mille altre!
D’altra parte, se si crede solo alla ragione, il rischio è lo scetticismo e il nichilismo, comunque l’inquietudine della coscienza; se ci si affida invece alla sfera non razionale della nostra coscienza ecco che si possono aprire delle prospettive altre e la parola “affidarsi” potrebbe assumere un significato nobile e mai confortevole però perché la propria coscienza non può consentire che la fiducia sia irresponsabile, non è come un corso d’acqua su cui ci si può lasciare andare ma è come le rapide dai molti percorsi tumultuosi che si devono scegliere e affrontare, badando a non essere travolti.
La verità forse esiste ma comunque è una meta nel terreno dello sconfinamento nell’Oltre e che forse ci può portare a credere di poter sopravvivere anche all’Universo.
Tutto ciò sento che mi conduce alla ricerca dell’Armonia del Mondo o, se volete, di Dio.
Ecco, leggendo il bel testo di Rosario, dove le parole verità, confine, sconfinamento, Oltre etc…… abbondano, sono stato sollecitato a queste considerazioni perché mi è difficile essere disponibile a vivere senza vie d’uscita.
“…..ma i viventi compiono
tutti l’errore di tracciar troppo netti confini.”
mercoledì 17 giugno 2009
UNO ≠ MOLTI ?
Cosa scegli: Platone o Nietzsche, Dalì o Van Gogh, Leopardi o Bukowski? (Uno, nessuno, centomila….)
Esiste vera contraddizione tra i dualismi? Cosa ci fa distinguere l'accettabile dall'inaccettabile?
Potrebbe darsi che la nostra prospettiva temporale (e temporanea), bi-oculare, bi-lobotomica, simmetrica ma al contempo coniugata, ci rende difficile (o impossibile) il percepire una dimensione frattalizzata e onnipresente, nella quale siamo immersi incoscientemente e costretti a scegliere tra apparenti oppost, che potrebbero essere invero dei misteriosi collaboratori?
Ma come possiamo conoscere meglio quella che chiamiamo realtà, e darne risposte profonde, se prima non conosciamo meglio noi stessi, come siamo fatti, come percepiamo, con il corpo, con la mente, … (con l’anima)…. ?
Ma tutto questo è normalmente considerato come pura follia, esagerazione, condizionamento culturale, moda. Eccetera, eccetera.
Chi, allora, prevale dentro di noi? Solo uno: il più forte; gli altri personaggi della nostra interiorità subiscono. Qundi soffrono.
Eccovi allora un esempio fisico, una mia foto suddivisa in due e ricomposta in due visi differenti, questa volta perfettamente simmetrici. L’altro esempio appartiene alla mia attuale compagna, Dafne. Le metto qui a disposizione di tutti perché mi appartengono, senza incorrere in problemi legali. Ma in realtà ne ho una casistica ben vasta, e posso assicurare che alcune sono ben più sorprendenti (o sconcertanti?) di queste .

Adesso però, proprio perchè lo vedo, posso dire di conoscere meglio John, nobiluomo alto e smilzo, che visse nell’Inghilterra del medio evo, frequentando una corte reale ostile alle libertà. Rifiutò quell’ambiente, e per questo, per le sue impudenze-imprudenze, fu ucciso dopo un lungo inseguimento, durato anni. Comprendo allora le sue paure.
Conosco meglio Juan, contadino e rivoluzionario, basso e tarchiato, poeta-cantautore, che visse nella Bolivia di fine ottocento. Si ribellò al potere dei padroni del luogo, e visse imboscato, lasciando tutto quel che aveva, quel poco che aveva, per la causa rivoluzionaria. Faceva attentati dinamitardi alle carrozze dei nobili, e diffondeva idee che incitavano le classi più deboli a ribellarsi ai ricchi. Non aveva paura di nulla (io sì !) Morì giovane, per un attacco di febbre infettiva, e i suoi compagni impiegarono molte settimane prima di recuperare la sua salma, che trovarono ancora come dormiente nel misero giaciglio che si era costruito sugli alberi. Comprendo allora il suo coraggio.
Ma "io" sono un individuo pauroso o coraggioso? Quando l'uno, quando l'altro?
Conosco meglio la mia Dafne ed il suo “Francoise” interiore, signorotto francese del rinascimento, ricco e raffinato, ma molto spigoloso e spesso egoista, privo di scrupoli; e conosco adesso la sua “Concita”, donna spagnola del ‘700, amante delle belle case e degli arredi particolari, energica e solare, allegra e fondamentalmente buona.

Fantasie? Immaginazioni? Autosuggestioni? Fate voi.
Ognuno pensa e fa quel che gli pare, e non pensa e non fa quel che non gli pare.
Certo è che tanti filosofi dell’antichità, ancora oggi per tanti versi osannati, parlavano di metempsicosi come fosse normale. E a quel tempo lo era: ma da onesti ed illuministi intellettuali del nostro tempo “post-occidentale”, oggi non ne conosciamo più il perché, né quale sia stato il percorso interiore (al di là di quello storico ufficiale) per cui l’umanità ha abbandonato alcune idee, e ne ha abbracciate altre che "contraddicevano" le precedenti, nella certezza che le une negano le altre.
Noi preferiamo considerarci "unici" e identici, anche se gli opposti posson ben "nascondersi" (fino ad un certo punto) dentro di noi, mancandoci il coraggio di scovarli ed ammetterli come facenti parte del nostro essere. In questo caso la nostra mente, per me solo apparentemente razionale, rifiuta queste idee come superate, e le teme. Limitatamente a queste idee, un grande filosofo dell'antichità classica può divenire "inaffidabile", non si considera neppure quel che afferma.
Lasciamo stare, quindi, di quando poi Platone parla di Atlantide, e Nietsche di un Superuomo che nessuna ha mai visto, se non nei fumetti.
Ma al di là di tutte le “fantasie” possibili ed immaginabili, tu che mi leggi, pensi davvero di essere “UNO”, “UNA”?
Perché tu possa considerare anche altre possibilità, ti porto allora i bellissimi versi di Lao-Tze, perché, diversamente da me, un Maestro possiede la chiave per entrare nel profondo del cuore di ogni uomo. E di elevare le possibilità di elaborazione e di immaginazione di ciascuno.
Anche io ne ho: mi sforzo solo di vincerli.
Il Tao che può essere detto
non è l'eterno Tao,
il nome che può essere nominato
non è l'eterno nome.
Senza nome è il principio
del Cielo e della Terra,
quando ha nome è la madre
delle diecimila creature.
Perciò chi non ha mai desideri
ne contempla l'arcano,
chi è soltanto capace di desiderare
ne contempla il termine.
Queste due visioni hanno la stessa origine
anche se diverso nome
ed insieme sono detti mistero,
mistero del mistero,
porta di tutti gli arcani.
Sotto il cielo tutti
sanno che il bello è bello,
da qui il brutto,
sanno che il bene è bene,
da qui il male.
E' così che
essere e non-essere si danno nascita fra loro,
facile e difficile si danno compimento fra loro,
lungo e corto si danno misura fra loro,
alto e basso si fanno dislivello fra loro,
tono e nota si danno armonia fra loro,
il prima e il dopo si fanno seguito fra loro.
Per questo il saggio
attua l'insegnamento non detto.
Le diecimila creature sorgono
ed egli non le rifiuta.
Le fa vivere, ma non le considera come sue.
Opera, ma nulla si aspetta in cambio.
Compiuta l'opera egli non permane
e proprio perché non permane
nulla gli può essere tolto.
Lao-Tse (VI sec. a.c.)
sabato 6 giugno 2009
Platone o Nietzsche?
Caro Pietro e cari cenecolanti attivi,
dopo l’ultima e-mail di Pietro non mi riconosco più fra i “platoniani”, almeno come lui prova a delinearli.
Cerco di chiarire: intanto non mi piace la distinzione spaziale di partire dall’alto (Platone) e partire dal basso (Nietzche); è un modo di affrontare la questione che presuppone scale di valori legate ai concetti radicati in noi occidentali: tipo i cieli - gli inferi. Ma andiamo all’argomento: io penso che tutte e due le visioni partano dalla consapevolezza di essere intanto carne e sangue (sono visioni elaborate da uomini di carne e di sangue!) e poi, solo poi, in quanto figli evoluti della Natura madre, dalla capacità di farci, per quello che ancora ne sappiamo solo noi nell’Universo, le domande: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, perché andiamo e come facciamo per andare. Ora questa “libertà” (facoltà che ci accomuna potenzialmente tutti come specie), di porre domande e di agire conseguentemente alle risposte che più o meno timidamente riusciamo a dare, permette di schierarci su fronti diversi fino ad estremizzarne (nettamente ?) i contorni. Il punto che mi preme chiarire è: in questo “libero” cercare c’è “in natura” l’idea archetipica di “qualcosa-di-altro-che-materia” di cui possiamo avere sentimento, a cui possiamo aspirare e con cui ci possiamo confrontare? Questa prospettiva, per me, nasce con noi come parte della Natura che ci ha generato, Natura in cui è compresa la “materia” (natura madre) e il “senso”, la direzione (natura in fieri, forza in divenire, energia di senso o come la si vuole chiamare) . Se questo vuole dire essere con Platone, per me va bene. In questo modo mi differenzio da coloro che pensano che tutto è materia regolata dal caso, pensa! anche il frutto di intuizioni come la Musica, la Poesia, la Scienza (intesa come pura speculazione intellettuale), la Filosofia e quant’altro ci avvicina alle idee di Libertà, Amore, Giustizia, Bene, Bello etc……E non me ne volete se torno alle “nuove” frontiere della Scienza i cui risultati speculativi dicono che non possiamo conoscere la realtà se non con approssimazione perché se si cerca di determinarne l’aspetto materiale (per es. la posizione nello spazio) ci sfugge l’aspetto non materiale (per es. l’energia) e viceversa. Risultati che fanno dire a Werner Heisemberg, uno dei padri della Fisica contemporanea:”…..dopo l’esperienza della fisica moderna, il nostro atteggiamento verso concetti come intelletto o anima umana o vita o Dio sarà diverso da quello del XIX secolo, poiché questi concetti appartengono al linguaggio naturale ed hanno perciò immediata connessione con la realtà. È vero che ci apparirà anche subito chiaro che questi concetti non sono ben definiti nel senso scientifico e che la loro applicazione può condurre a varie contraddizioni; ma noi sappiamo tuttavia che essi toccano la realtà. Può essere utile a questo proposito ricordare che perfino nella parte più precisa della scienza, nella matematica, noi non possiamo fare a meno di servirci di concetti che implicano delle contraddizioni. È ben noto, ad esempio, che il concetto di infinito conduce a contraddizioni che sono analizzate; eppure sarebbe praticamente impossibile costruire, senza questo concetto, le più importanti parti della matematica.”
Questo significa il riconoscimento di un dualismo legittimo ma che dualismo non è (generato dalla “relazione o interazione”come causa necessaria dell’essere) che è insito nell’Universo a cui non possiamo (mai?) accedere se non con approssimazione (osservazione da un lato e intuizione dall’altro) e la cui sintesi (perché la sintesi porta poi il dualismo all’unità) è riconoscimento di un mistero (eterno?) che per me è comunque Natura in quanto conseguenza di un “soffio di senso” primordiale (Dio?).
Scusate la poca chiarezza di esposizione ma è la prima volta che provo a esplicitare queste argomentazioni non facili con cui mi cimento da tempo per dare senso alla “mia vita insieme a voi”.
Con affetto e stima
Armando
P.S.
Anch’io vi lascio una citazione che di “un non filosofo” però: “Egli (l’uomo) è un cittadino libero e sicuro della terra, poiché è legato a una catena che è lunga quanto basta per dargli libero accesso a tutti gli spazi della terra, e tuttavia lunga solo quel tanto per cui nulla può trascinarlo oltre i confini della terra. Ma al tempo stesso egli è anche un cittadino libero e sicuro del cielo, poiché è legato anche a una catena celeste, regolata in modo simile. Così, se vuole scendere sulla terra lo strozza il collare del cielo, se vuole salire in cielo quello della terra. E ciò nonostante egli ha tutte le possibilità e lo sente, anzi rifiuta di ricondurre addirittura il tutto a un errore commesso nel primo incatenamento.” (Franz Kafka)
venerdì 24 aprile 2009
La Luce dei Tantra
In che modo si configura la libertà dell’uomo in questa abissale differenza di pensiero ? E’ l’uomo più libero se, come vuole N. è al di là di ogni possibile ed inutile metafisica? E’ al di là del bene e del male ? E’ più vincolato l’uomo se, con Platone, si intravedono nelle “Idee” del Bene , Bello, Giusto et similia , dei vincoli morali condizionanti al di qua ed al di là di questa stessa esistenza terrena? Certamente è possibile che una pre-comprensione , un pregiudizio ci porti ad affossare un pensatore o l’altro, secondo quella smania di libertà che ogni uomo giustamente rivendica e che non vuole paletti di alcun genere. – Potremmo forse dire: meglio Nietzsche o Sarte o tutti quei pensatori che ci liberano da ogni ancoraggio metafisico vincolante.- Ci può aiutare, a mio modesto parere, una riflessione su quella affermazione delle scuole sivaitiche secondo cui l’Io è libertà ( così Abhinavagupta nel Tantraloka,- La luce dei Tantra), e lo è tanto più riesce ad andare al di là del “Velo di Maya” delle apparenze e della pura fenomenicità, per cogliere le manifestazioni nascoste di ciò che può essere una sorta di energia divina, forse colta a volte, nella tradizione culturale dell’occidente, dalla intuizione poetica ed artistica in tutte le sue migliori espressioni.- In buona sostanza o attraverso la pratica meditativa orientale, nelle sue varie declinazioni, o attraverso gli slanci della migliore attività artistica presente nella storia dell’Occidente, ma anche attraverso le vie della tradizione mistica occidentale ( S. Giovanni Delacroix), l’uomo, ogni uomo, può intuire che l’eventuale presenza di “principi causali ideici extramondani” (Dio?) non necessariamente costituisce una limitazione della propria libertà, ma addirittura può ampliarla.- La filosofia occidentale, a partire da Platone, ha forse la presunzione di essere l'unica via possibile, (quella caratterizzata dalle argomentazioni e dal dialogo dialettico), per arrivare ad una conclusione positiva in tema di metafisica, ma in realtà sembra a me che la via dell'arte o della contemplazione siano più facilmente percorribili.
giovedì 16 aprile 2009
Un'angoscia esagerata
martedì scorso abbiamo commentato il libro di Sartre "l'esistenzialismo è un umanismo", tratto da una famosa conferenza del filosofo francese, che poi si è subito pentito di avere permesso la pubblicazione di un testo così "comprensibile" che ha consentito a tutti di rendersi conto della sua incapacità di articolare in maniera attendibile certe sue pur giuste intuizioni.
Ma perchè per fare buona figura i filosofi hanno bisogno di scrivere difficile e di esprimere tesi estreme? Che l'uomo abbia la responsabilità di lavorare alla sua autoedificazione a prescindere dall'esistenza o meno di Dio lo sappiamo pure noi, ma perchè esagerare come fa lui pretendendo che, in questo lavoro, l'uomo è completamente libero, che le resistenze non contano, che il risultato dipende solo da noi, che siamo responsabili anche delle nostre passioni e paure, etc?
Un mio amico diceva, invece, giustamente, che ognuno gioca a scopa con le carte che gli distribuisce il cartante. Ed in effetti uno non si può autoedificare le carte col pennarello. Se uno volesse fare scopa con una carta autocostruita gli altri giocatori protesterebbero.....
Insomma ha senso negare che l'uomo incontra ostacoli, come le malattie o il matrimonio, al libero dispiegamento delle proprie potenzialità? Ed a proposito di questa difficile dinamica esistenziale cambiamento-conservazione, attiva anche all'interno del rapporto di coppia, mi piace citare un grande filosofo esistenzialista anonimo che scriveva: una donna sposa un uomo sperando che cambi, e lui non cambierà. Un uomo sposa una donna sperando che non cambi e lei cambierà.
E tuttavia le tesi di Sartre ci hanno intrigato e coinvolto, Armando se ne è detto affascinato, Alberto e Maria pure ma con qualche riserva "scientifica": Maria ha fatto notare che non è vero che quando nasciamo siamo nulla, come pretende Sartre, perchè ci ritroviamo in una famiglia e tra persone che ci trasmettono, proprio quando siamo più plasmabili, nevrosi o positività, idee e pregiudizi. Sulla stessa linea Alberto, che pur essendo stato - come molti altri "sessantottini" - innamorato di Sarte, oggi deve sottolineare che c'è un aspetto deterministico nell'uomo, a cominciare dal suo patrimonio genetico e dalla propria storia individuale, che Sartre pretende di ignorare quando afferma che l'uomo piò inventarsi ex novo ogni giorno.
Ed a proposito dell'angoscia implicata da questa libertà - una libertà che Sartre pretenderebbe assoluta - Augusto ha sottolineato: "ragazzi, non scherziamo: non stiamo parlando di un'' angoscetta da quattro soldi, tipo un'inquietudine positiva perchè creativa, quì stiamo parlando dell'assurdismo cosmico: per Sartre niente ha senso, nel mondo non c'è un significato nascosto da trovare, una verità nascosta da disvelare, non c'è assolutamente nulla, il senso e la verità li dobbiamo costruire ed inventare di sana pianta noi, ognuno per se stesso e poi anche come proposta agli altri. Altro che inquietudine creativa, il nulla sartriano fa venire davvero non solo la nausea, ma anche l'agorafobia (paura degli spazi vuoti) ed altri disturbi psicosomatici come la diarrea e gli attacchi di panico, a parte che dove troviamo tutto questo tempo per autocostruire noi stessi di sana pianta con tutto quello che abbiamo da fare per sbarcare il lunario ogni giorno?
Sicchè l'Augusto ha proposto, come contrappunto all'angoscia Sartriana di cui ci siamo imbevuti, di leggere per la prossima volta un libro pubblicato da poco nel quale Platone e Nietzsche si confrontano sui temi dell'esistenza in forma leggera, ironica e per nulla nauseante.
Altri hanno suggerito il testo segnalato da Alberto Biuso: Lettera sull'umanismo di Heidegger, Adelphi, 1987, che però.è stato considerato dagli esperti troppo difficile per il livello intellettuale medio dei presenti (sicchè molti di noi lo stanno comprando per leggerlo di nascosto nella speranza di scoprire che sono più intelligenti della media).
Un altra fazione di cenacolanti anarchico-insurrezionalisti, insofferenti della leadership di Augusto, ha proposto "le Favole di Margherita" della Hack , ma Alberto Spatola ha vergognosamente negato di averlo letto ed apprezzato sicchè ha avuto buon gioco Augusto che ha ricordato che, per regolamento, non si possono adottare libri che nessuno dei presenti ha mai letto.
Ci siamo lasciati, dunque, con un interrogativo esistenziale irrisolto: Alberto Spatola è responsabile della sua viltà come sostiene Sartre oppure possiamo giustificare il suo rifiuto di darsi in pasto ai famelici cenacolanti che effettivamente, se non gradissero il libro da lui "garantito" ne divorerebbero la reputazione come hanno fatto con quella di Armando (il quale non viene più chiamato per nome ma additato come "quello della tristezza del pensiero") ?
Riporto sotto i dati del testo scelto per martedi 21 aprile ed auguro a tutti
Buona Pasqua
Pietro
Autore: Grecchi Luca
Editore: Di Girolamo
Genere: filosofia occidentale moderna
Argomento: platone, nietzsche, friedrich
Collana: Gratis et amore hominis
Pagine: 160
ISBN: 8887778264
ISBN-13: 9788887778267
Data pubblicazione: 2008
Giovanissimo talento innamorato della filosofia classica (Carmelo Vigna), "pensatore a suo modo classico" (Mario Vegetti), "rondine di una nuova auspicabile primavera filosofica" (Costanzo Preve), Luca Grecchi lascia qui sullo sfondo i suoi consueti studi sulla filosofia greca antica e sull'umanesimo metafisico, per impegnarsi in un'opera di fantasia, di contenuto indubbiamente filosofico, ma che possiamo definire letteraria. Questo libro propone infatti un immaginario incontro fra Platone e Nietzsche, reso possibile dal terzo personaggio sulla scena: il tempo. L'incontro - che ha come tema di fondo, appunto, la ricerca del senso della esistenza umana - si svolge in cinque giorni. Platone e Nietzsche parlano di temi biografici, dell'amore, di metafisica, di politica e della morte. Un testo, dunque, che - pur se iscritto nel genere divertissement - sollecita a riflettere in modo appassionato sui contenuti eterni della condizione umana.
domenica 5 aprile 2009
L'esistenzialismo è un umanismo o un anestetico?
sabato 28 marzo 2009
Il pidocchiu arrinisciuto e il vegetariano reincarnato
Cos'è l'autenticità? E' questo il tema su cui ci siamo confrontati martedì scorso, stimolati dalla vicenda di Ivan Il'ič che si accorge, purtroppo solo alla fine, di avere vissuto una vita solo "apparente". Condenserei così il messaggio che ci ha lasciato il genio di Tolstoy con questo splendido libro: l'uomo è un animale arrivato, un "pidocchiu arrinisciutu", che ha la volgarità ed il provincialismo di un "nuovo ricco".
Semplificando molto possiamo dire che, in questi giorni, si sono confontate due scuole di pensiero:
- quella che potremmo ricondurre ad Augusto, secondo cui autentico è cio che si mostra in modo veritiero, ossia corrispondente a ciò che davvero è;
- quella che, per comodità, riconduciamo ad Alberto Spatola, secondo il quale se vogliamo definire l'autenticità in relazione ad esseri umani non possiamo non introdurre criteri di valore condivisibili ed essenziali.
Ma il confronto ha avuto varie ed interesanti sfumature ed i contributi sono stati tutti appassionati ed interessanti.
Quando poi Giovanni la Fiura ha letto un brano di Heidegger sull'essere e sul suo divenire, abbiamo capito che non possiamo definire l'autenticità senza cercare di capire prima qual è l'essenza dell'uomo e senza occuparci dell'essere.
Insomma, quasi senza volerlo, abbiamo toccato un nodo essenziale della ricerca filosofica, risolto il quale le risposte a tutte le altre nostre domande esistenziali - compresa quella: ma i vegetariani si reincarnano? o l'altra, che sembra oggi veramente un rebus irrisolvibile: come mai Fini è diventato così simpatico - ci sembreranno di una semplicità sconcertante.
E' parsa, a questo punto, davvero opportuna la proposta di Francesco Palazzo, di commentare, alla prossima cenetta, il saggio di Sartre "L'esistenzialismo è un umanismo" (Francesco l'ha trovato alla Feltrinelli, ed Mursia € 12,00).Il testo è semplice da leggere ed anche breve. Nel post precedente a questo trovate una recensione.
Intanto vi trascrivo brani estratti dal libro che ci aiutano già a capire il contenuto del libro stesso e un po' anche Sartre e l'esistenzialismo.
Però prima mi piace introdurre il tema dell'esistenzialismo con due illuminanti "visioni" che, più che dalla speculazione filosofica, traggono la loro bellezza dall'intuizione artistica e dalla fede e che sono, a mio parere, esitenzialiste, Sartriane ed Heideggeriane nel senso più bello e poetico:
"......perchè una realtà non ci fu data e non c'è; ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere; e non sarà mai una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile..." (L. Pirandello).
"Alcuni uomini vedono le cose per quello che sono state e ne spiegano perchè. Io sogno cose che ancora devono venire e dico: perchè no" (Robert F Kennedy)
A martedì sette aprile, ore 20,.30 per chi cena con noi, ore 21 per gli altri. Ecco alcuni brani dal testo che commenteremo.
Ciao. Pietro
"L'uomo, secondo la concezione esistenzialistica, non è definibile in quanto all'inizio non è niente. Sarà solo in seguito, e sarà quale si sarà fatto. [...] L'uomo è soltanto....... quale si concepisce dopo l'esistenza e quale si vuole dopo questo slancio verso l'esistere: l'uomo non è altro che ciò che si fa. Questo è il principio primo dell'esistenzialismo. Ed è anche quello che si chiama la soggettività e che ci vien rimproverata con questo termine. Ma che cosa vogliamo dire noi, con questo, se non che l'uomo ha una dignità più grande che non la pietra o il tavolo? Perchè noi vogliamo dire che l'uomo in primo luogo esiste, ossia che egli è in primo luogo ciò che si slancia verso un avvenire e ciò che ha coscienza di progettarsi verso l'avvenire.
L'uomo è, dapprima, un progetto che vive se stesso soggettivamente, invece di essere muschio, putridume o cavolfiore; niente esiste prima di questo progetto; niente esiste nel cielo intelligibile; l'uomo sarà innanzitutto quello che avrà progettato di essere. [...]
Ma, se veramente l'esistenza precede l'essenza, l'uomo è responsabile di quello che è. Così il primo passo dell'esistenzialismo è di mettere ogni uomo in possesso di quello che egli è e di far cadere su di lui la responsabilità totale della sua esistenza. E, quando diciamo che l'uomo è responsabile di se stesso, non intendiamo che l'uomo sia responsabile della sua stretta individualità, ma che egli è responsabile di tutti gli uomini. La parola "soggettivismo" ha due significati e su questa duplicità giocano i nostri avversari. Soggettivismo vuol dire, da una parte, scelta del soggetto individuale per se stesso e, dall'altra, impossibilità per l'uomo di oltrepassare la soggettività umana. Questo secondo è il senso profondo dell'esistenzialismo. Quando diciamo che l'uomo sceglie, intendiamo che ciascuno di noi si sceglie, ma, con questo, vogliamo anche dire che ciascuno di noi, scegliendosi, sceglie per tutti gli uomini. Infatti, non c'è uno solo dei nostri atti che, creando l'uomo che vogliamo essere, non crei nello stesso tempo una immagine dell'uomo quale noi giudichiamo debba essere. Scegliere d'essere questo piuttosto che quello è affermare, nello stesso tempo, il valore della nostra scelta, giacché non possiamo mai scegliere il male; ciò che scegliamo è sempre il bene e nulla può essere bene per noi senza esserlo per tutti. Se l'esistenza, d'altra parte, precede l'essenza e noi vogliamo esistere nello stesso tempo in cui formiamo la nostra immagine, questa immagine è valida per tutti e per tutta intera la nostra epoca. Così la nostra responsabilità è molto più grande di quello che potremmo supporre, poiché essa coinvolge l'umanità intera.[...]
L'esistenzialista, invece, dice che il vile si fa vile, che l'eroe si fa eroe; c'è sempre una possibilità per il vile di non essere più vile e per l'eroe di cessare d'essere un eroe. Quello che conta è l'impegno totale, e non solo un caso particolare, un'azione particolare a impegnarvi totalmente".
(da L'esistenzialismo è un umanismo, Mursia, pagg. 34-38, 66-67)
martedì 24 marzo 2009
Jean-Paul Sartre. L’esistenzialismo è un umanismo
Un Crudele Esperimento - IV

Facciamo un altro salto indietro nel tempo, sempre in quel “fecondo” piano parallelo dove a vincere la II guerra mondiale, e poi, a breve distanza, anche la terza, sono stati i Nazisti. In questo breve resoconto impareremo come, a volte, eventi storici che si svolgono in modo molto differente tra un piano e l'altro, e che si sviluppano nelle imprevedibili ramificazioni del Tempo, non producono poi effetti così diversi. Può essere interessante chiedersi come mai...
Nel 1943 Adolf Hitler, concentrando le sue armate sul fronte russo, è riuscito a fare arretrare le truppe di Stalin ben oltre gli Urali e, conquistando gran parte della Siberia, ha sospinto gli eserciti dei soviet fino ad una limitata regione presso le coste del pacifico.
In una regione boschiva circondata dalle immense e fredde tundre, inaspettatamente il Fuhrer trova delle misteriose evidenze.
Presso le rive del Fiume Tunguska, in Siberia centrale, i generali tedeschi in ricognizione avevano segnalato la presenza di una vastissima regione in cui milioni di alberi erano morti carbonizzati, forse a causa di un’enorme esplosione, trovandosi caduti a terra tutti orientati nella medesima direzione. Si trattava evidentemente di un evento istantaneo, una esplosione di una potenza tale che le armi conosciute non potevano aver creato.
Hitler impazzisce dall’esaltazione, vuole che si torturino i prigionieri per conoscere la natura e l’ubicazione esatta delle armi segrete in possesso dei generali sovietici.
Nulla da fare, decine di ufficiali muoiono sotto atroci torture e vessazioni, giurando di non saperne nulla. Effettivamente, arriva una conferma indiretta: da una datazione approssimativa fatta analizzando le tracce di carbonio dei tronchi morti, si scopre che l’evento è retrodato più o meno all’inizio del secolo. Forse neanche gli Zar ne sapevano nulla.

Hitler intuisce che vi può essere lo zampino extraterrestre e, dopo una lunga serie di tentativi, riesce a far analizzare attentamente i residui dei terreni circostanti, in cui si trovano abbondanti isotopi di piombo, uranio e plutonio. Riesce a fa decifrare, in parte, alcuni microscopici frammenti di tecnologiche trovate, ove vi sono i codici di calcolo per realizzare la fissione nucleare.
Con una fulminea mossa, riesce in poco tempo a fabbricare la prima bomba atomica, ed a far fuori subito gli Stati Uniti e l’Inghilterra. Hitler si accorge che la potenza degli ordigni nucleari fabbricati, sono di mille volte inferiori all’esplosione calcolata di Tuguska, ma è più che sufficiente a scatenare la distruzione. Roosvelt muore sotto le macerie di Washington, rasa al suolo dai venti nucleari. In Europa, non ha neppure bisogno di sganciare bombe H: evita la contaminazione di territori troppo vicini a sé, anche perché questi stati si arrendono immediatamente. Affida al Giappone il facile compito di annientare le armate residue e le ultime sacche di resistenza sovietica in siberia orientale. Egli nel frattempo si dedica con gusto ad invadere e conquistare la Cina, usando come armi tattiche dei missili U2 modificati in gittate terra-terra e dotati dei nuovi “optional” nucleari.
Stalin e Churchill, fuggiti dai loro rispettivi paesi poco prima della disfatta, vengono catturati ed impiccati pubblicamente, al termine di una fastosa parata militare internazionale svolta nell’immensa piazza del Kremlino. Le bandiere sventolanti del Reich sono milioni, e i cori festosi che inneggiano al nuovo Capo Supremo del pianeta sono rotti solo dal rombare dei cacciabombardieri, che in formazione svettano sulle teste di schiere di generali dal sorriso inebriato.
Mai il desiderio umano di grandezza e potenza fu talmente soddisfatto, quel memorabile giorno.
Hitler, per quanto all’apice del suo successo, in quel momento storico non riuscirà però a stabilire dei contatti veri e propri con forze extraterrestri, come avrebbe desiderato. Per avere delle novità, dovrà aspettare i primi anni 70, un decennio prima della sua morte. Riesce comunque a stabilire un nuovo ordine mondiale, all’insegna della svastica e dei suoi temibili metodi dittatoriali e xenofobi.
Già dagli anni ‘50, i tecnocrati militari del Reich si pongono subito degli obiettivi di ricerca militare e sociale, per adeguare il proprio livello di conoscenze alle esigenze di controllo del pianeta intero. Sono interessati ad effettuare esperimenti sulla specie umana che travalicano di gran lunga quelli realizzati nei lager germanici dei primi anni ’40. In America, ad esempio il panorama umano sopravvissuto alle contaminazioni nucleari si rivela molto interessante. Non si non si può pensare di perderne il livello di complessità, il quale va comunque controllato al massimo ed amministrato secondo i principi voluti da Hilter.
Bisogna creare dei nuovi lager anche lì, ma senza filo spinato. Bisogna sfruttare le conoscenze già acquisite e praticate dagli americani in fatto di business, conciliandole con l’intento primario di eliminare definitivamente i giudei dalla faccia della Terra. E lì ce ne sono tanti: e molti hanno occupato posizioni significative nei potentati economici e politici. Come estirparli?
Da questo panorama hanno origine i crudeli esperimenti di cui andiamo sommariamente a raccontare. Prima però, vi è un altro particolare storico di cui si deve parlare, e che si intreccia col precedente: riguarda ciò che accade in Italia. Anche qui le cose vanno in modo abbastanza diverso da come ci si potrebbe aspettare.
Hitler e i suoi più fidati consiglieri non vedono di buon occhio Benito Mussolini, innanzitutto perché egli si è pubblicamente vantato di una vittoria non sua. Lo sbarco in Sicilia delle forze alleate infatti è stato fermato tra la Lucania ed il Lazio, solo grazie ad un massiccio intervento della Wermacht, della Luftwafe e dei rinforzi tedeschi, dopo che le esigue truppe messe in campo dal governo fascista erano state disfatte in Sicilia ed in Calabria. Hilter pensa che Winston Churchill aveva avuto ragione nel dire che: «L'Italia è il ventre molle dell'Asse». A suo tempo, l’esercito dei 160.000 uomini guidati da Eisenhower dopo lo sbarco in Sicilia, era stato annientato già nei primi mesi del 1944: le truppe alleate oltre i tre quarti erano perite sotto il fuoco incrociato dei nazisti, ed i sopravvissuti internati nei campi della gelida Polonia, mandati ai lavori forzati nelle nuove ed immense fabbriche militari sorte nella zona di Cracovia.
La seconda colpa che il Fuhrer addebita a Benito Mussolini è quella di aver stilato, nel ’29, i Patti Lateranensi, contenenti un Trattato con cui il Duce aveva imprudentemente riconosciuto l'indipendenza e la sovranità del papato, autorizzandolo a fondare lo Stato Vaticano. Ancor di più, attraverso una Convenzione Finanziaria molto vantaggiosa per lo stato ecclesiastico, Mussolini si era tirato indietro dalle spoliazioni degli enti ecclesiastici. Aveva riconosciuto l'esenzione, al Vaticano, dalle tasse e dai dazi sulle merci importate ed il risarcimento di 750 milioni di lire (* pari a circa 3 miliardi di €uro attuali) e di ulteriori titoli di Stato consolidate al 5 per cento al portatore, per un valore nominale di un miliardo di lire (* pari a circa 4 miliardi di €uro attuali), per i “danni finanziari subiti dallo Stato pontificio” in seguito alla fine del potere temporale.


L’idea attuativa che si fa avanti è drastica, perversa quanto sconvolgente: ricostituire la santa inquisizione affidandola ad un papa asservito, attraverso una religione riveduta e corretta dai filosofi fanatici del Reich. Ciò servirà ad eliminare capillarmente tutti gli ebrei, i comunisti, gli islamici e, progressivamente, i rappresentanti di tutte le altre religioni delle altre aree del globo. In questo modo il Terzo Reich avrà velocemente ed efficacemente un unico ossequio “religioso” praticato in tutto il mondo, che rinsalderà ed unificherà i vari popoli della Terra sotto il nascente governo mondiale. Hitler sa che questa operazione è impossibile senza prima avere fisicamente eliminato o convertito i vertici ecclesiastici, e i capi delle possibili fazioni che si opporranno. Ad eliminare tutti gli altri, penserà la Nuova Inquisizione, capeggiata da uomini fidati.
Hitler però non si fida totalmente dei suoi consiglieri, e preferisce dare il via all’operazione tramite alcuni ulteriori crudeli esperimenti. In America, in Europa, in Africa del nord e in Medio Oriente verranno creati degli immensi lager, ai margini di città delimitate e sorvegliate a vista da uomini armati. Sconfinate baraccopoli sorgeranno ai margini delle città, servendo a ricreare dei tuguri ghettizzati dove ebrei, cattolici e musulmani si affronteranno in bande armate, scannandosi tra loro a colpi di macete, di mortaio, di esplosivo. Sarà molto facile schierarli gli uni contro gli altri. I continui attentati daranno pretesto all’inquisizione di agire liberamente, imprigionando, torturando e dando al rogo chiunque ne venga ritenuto meritevole.Viene fondata una nuova religione ufficiale, il nazional-cattolicesimo, a partire da una base relativamente semplice e sbrigativa: cioé “riaggiustando” i dieci comandamenti e innalzandoli a sedici. Per far ciò, Hitler destituisce Pio XII concedendogli un salvacondotto verso il Brasile e, col consenso di un Vaticano in parte terrorizzato ma in parte complice, insedia un nuovo papa, Teutone I, austriaco di nascita. Egli è naturalmente un papa spietato, intenzionato com’è a rivedere ed aggiornare tutte le dottrine della fede. Del resto non sarebbe la prima volta nella storia, anzi.
La Nuova Inquisizione avrà sede a Vienna, ove in gran parte i tesori vaticani sono stati trasportati e custoditi.
Nel nuovo regime nel frattempo stabilitosi in Italia, verrà ricordato in futuro come fondamentale il contributo politico dello statista Luigio Andreini meritevole di aver incarnato, in un paese così difficile e restio ad accettare le imposizioni dall’alto, il ruolo di raffinatissimo mediatore. Verso la fine degli anni ’50, l’onorevole Andreini rinsalda le fila di un nuovo partito collegato alla nuova Inquisizione. Il terrore seminato in altri paesi, in Italia potrà essere smorzato se si accetta uno storico “compromesso” tra le parti. Ovviamente si tratta di un compromesso relativamente finto, in cui si cerca di dare a ciascuna delle parti estreme la sensazione di un controllo territoriale. Nel meridione il controllo verrà dato alle Sacre Mafie Unite, che sotto un unico stemma, torneranno a ritrovarsi nel segreto degli incappucciati, in un esaltante stile “massonico e neo-cospiratore”.Nella regione padana la sensazione di controllo del territorio verrà offerta alle masse operaie filo-partigiane, nella coscienza che Hitler ha acquisito di non poter annientare una intera popolazione che ha maturato un notevole grado di complessità, risultando ben salda intorno a dei principi propri. Conviene ingannare, piuttosto che distruggere.
Tutto questo è servito a motivare e costruire l’instaurazione dell’unico controllo possibile sulla vita civile e politica dell’Italia nazista: la nuova Inquisizione. Avendo già ben funzionato per secoli fino a tempi recenti, essa avrà pieno potere e libertà di azione nei confronti dei terroristi, ma anche degli infedeli al revisionismo catto-nazista.I primi ad essere presi di mira? Ovviamente sono i nemici più temibili: Ebrei ed Islamici. Teoricamente accomunati da un'unica fede verso un unico Dio, ma separati da un abisso di tradizioni e conoscenze differenti.
Riguardo agli Ebrei, la giusta punizione è una nuova invasione della Terra Santa, con la scusa di una nuova crociata che deve strappare al giudaismo il primato del Sepolcro di Cristo, e soprattutto dell’Arca dell’Alleanza, oggetto magico di inestimabile valore e potere.
In breve tempo la Palestina, la Cisgiordania e la Siria e il Medio-Oriente intero vengono invasi e conquistati. Gli ebrei e gli abitanti di fede islamica vengono messi insieme ad ammazzarsi tra loro, in immensi lager-ghetto, grandi quanto città, e confinate da fili spinati con lame taglientissime e campi minati. Da questi inferni nessuno può uscire vivo, ma la gente potrà (e quindi dovrà) riprodursi all’infinito, essendo vietati e non reperibili gli strumenti e le conoscenze per la contraccezione. Le vittime più appetitose della ferocia nazista, che rimane dietro le quinte, sono proprio i bambini ed i ragazzi, destinati a nascere e crescere inconsapevolmente in una malvivenza atavica, per poi finire massacrati sotto i colpi e gli agguati delle fazioni avversari o i roghi purificatori dell'inquisizione.
In quanto agli islamici, invece, la situazione è più complessa, perché riguarda enormi masse di popolazioni sparse su territori vastissimi e sconfinati: non è certo possibile annientarle. Hitler, dando ascolto ancora una volta agli strateghi suoi consiglieri, escogita un piano brillante. Porta ad insediamento un altro astro nascente della politica italiana, Alberto Crisca, dapprima nel protettorato libico, con l’intento di estenderlo in breve tempo verso l’Egitto e il Golfo Persico da un lato, e verso Tunisia, Algeria e Marocco dall’altro. La manovra riesce pienamente, utilizzando le opportune strategie che prevedono l’uso combinato delle credenze religiose dell'Islam (opportunamente ritoccate) e della forza per controllare le masse. Il Vertice Nazista ha individuato la figura adatta a compiere questa operazione, essendo i gerarchi nazisti assai meno abili a comunicare col mondo arabo, per comprensibili motivi legati alle proprie caratteristiche di origine. Crisca invece, formidabile arrivista ed italiano ben dotato di grandi capacità adattive e mediatrici , dimostra ben presto i suoi denti da squalo, la sua originalità e spregiudicatezza. Riesce a farsi nominare gran sultano d’oriente, e pone la sua sede privilegiata in una sontuosa reggia fatta costruire appositamente nella zona residenziale di Tripoli. Da qui inizia a manovrare il mondo dell’Islam diventando un venerato e temuto Imam. Questo, in buona sintesi , il panorama nel cosiddetto mondo occidentale.
In quasi tutto il mondo il Nazismo si è affermato con la forza, militare o inquisitoria, con un costo in vite umane altissimo. Si stima trattarsi di alcune decine di milioni di morti. Le statistiche ufficiali non offriranno mai proporzioni precise, ma gli storici del periodo a fatica ricostruiscono la seguente situazione: soltanto il 20% delle vittime è dovuto alle azioni belliche tra eserciti contrapposti durante le fasi di conquista dei restanti paesi da parte dei nazisti. Il 50% è invece perito in guerriglie locali, fomentate dai servizi segreti nazisti per fare in modo che scomode masse di disperati si annientino tra loro, un po’ con le poche e rudimentali armi, considerate di scarto dagli eserciti maggiori, un po’ attraverso la fame, le malattie (in parte veicolate appositamente) e la mancanza di soccorsi alle popolazioni ghettizzate. Il rimanente 30% è stato purificato dall'inquisizione.
In Italia invece, paese caro al Fuhrer per motivi occulti che egli non si sogna di rivelare, il popolo non ha sostanzialmente risolto i propri conflitti post-bellici, nonostante l'assenza dei lager.
Questo apparente disordine, fa in realtà comodo al nuovo regime mondiale nazista, che non è stupido, ed impiega la forza diretta solo ove è necessaria per vincere. Hitler aveva fatto centro, era stato consigliato bene. La scelta politica -apparentemente contraddittoria per la feroce dittatura nazista- di lasciare pressoché immutata una situazione storicamente stratificata da secoli, aveva prodotto il risultato desiderato: la massa obbediva, anche se il singolo si sentiva libero. Ognuno in cuor suo era convinto che la sua anima era stata già salvata, ancor prima di nascere. Quindi era teoricamente libero di accettare qualunque cosa facesse, o accadesse per causa di altri.
E, soprattutto, il principio di fede rimaneva vero, indipendentemente da chi e da come lo proponesse, essendo esso espressione materiale e indiscutibile della divina volontà. Nel mondo dominato dal Nazismo, questo sistema poteva politicamente funzionare per il fatto che i prelati del nazional-cattolicesimo erano sottomessi al Fuhrer, e non il contrario.
Adolf Hitler, vicino alla morte, più volte si chiederà quale fine toccherà a questo perverso sistema, nel momento in cui verrà a mancare il suo potere assoluto. L’unica risposta che riuscirà a dare in confidenza alle persone più vicine a lui, coloro che lo assisteranno nel trapasso, sarà che i soggetti più dotati di potere in assoluto nella regione mediterranea sono proprio quelle che fanno parte della casta sacerdotale nazional-cattolica, detenendo conoscenze di alto livello, spregiudicatezza, denaro, ed controllo della forza di dominio delle masse, esercitata attraverso la persuasione o il rogo. Sa bene che Crisca e Andreini sono in realtà dei fantocci manovrabili e ricattabili, tanto da lui quanto dalla casta sacerdotale cattonazista. In questo complesso intreccio di complicità, le persone che ne fanno parte sono troppo legate ai propri vantaggi e all’uso indiscriminato del potere per abbandonarli, ed Hitler sa bene che allorquando il potere militare nazista si sarà allentato, essi saranno in grado di acquisire il controllo orizzontale del Mediterraneo, tutto il nord-Africa, dalla Spagna all’Italia, fino al Medio Oriente e ai Balcani.
Il Fuhrer immagina che i suoi successori tenteranno a tutti i costi di mantenere saldo un potere che, invece, saranno lentamente destinati a perdere.
Un veggente, cui Hitler era molto legato per i consigli offerti prima delle battaglie più importanti, gli aveva già in parte predetto che una più grande minaccia sarebbe arrivata dall’alto. In una Galassia come la nostra, il potere sulla Terra non poteva essere mantenuto a lungo dai suoi abitanti. Prima o poi sarebbe intervenuto direttamente il Signore di Nibiru, l’unico Dio che a tutti i costi voleva essere adorato in modo esclusivo dagli umani, privandoli della libertà di scegliere e di pensare altre divinità.
-“Io sono un dio geloso”, aveva detto molti millenni prima- facendo scolpire le sue perentorie affermazioni nelle Tavole della Legge fatte in pietra, i cui significati erano stati interpretati nel tempo non sempre fedelmente. Al Fuhrer era stato svelato che le tavole di pietra erano state imposte ad una umanità sconfitta e soggiogata, dopo la distruzione di più antiche tavole fatte di cristallo color smeraldo. In queste l’Uomo aveva scolpito e tramandato le proprie conoscenze maturate nella culla di civiltà scomparse, ben più antiche di quelle conosciute.Tradendosi attraverso la propria gelosia -qualità ahimé piuttosto vicina al mondo umano- il Signore di Nibiru aveva in realtà rivelato (ai vedenti e agli udenti con sensi propri) di non essere l’unico dio, ma uno dei tantissimi che è possibile riconoscere nel vastissimo ecosistema delle divinità esistenti: un mondo spirituale che si estende senza limiti visibili, tanto in lungo e in largo, quanto in alto e in basso. Hitler e pochi altri sapevano tutto questo, ma non si erano mai serviti di queste conoscenze se non per scopi di predominio materiale, rifiutando per loro principio qualsiasi pratica di fede o di culto verso il mondo divino.
Ma a quel tempo, non avrebbero potuto assolutamente immaginare gli esiti del trionfante ritorno della Divinità venuta letteralmente dal cielo, cui i terrestri avrebbero assistito sbigottiti appena pochi decenni dopo.